La selva del Lamone

Un bosco talmente difficile da penetrare che i “briganti” di fine ‘800 e inizi del ‘900, lo scelsero come luogo preferito per restare nascosti durante la loro latitanza.
La “Selva del Lamone” rientra nella omonima Riserva Naturale Regionale, istituita nel 1994 è caratterizzata da un fitto bosco con diverse specie arboree e arbustive, cresciute su una vasta area disseminata da pietre e massi di varie dimensioni, che sono il risultato di antiche attività vulcaniche. La fitta presenza di pietrame al suolo, rende abbastanza difficile l’accesso e l’attraversamento ma grazie a vecchi sentieri che furono utilizzati da boscaioli, carbonai, contadini, allevatori e briganti è possibile raggiungere, luoghi d’interesse archeologico come le rovine dell’abitato etrusco di Rofalco o d’interesse geologico e naturalistico, in un ambiente selvaggio e incontaminato.
Inoltrarsi nella selva è abbastanza complicato ma molto affascinante e se accompagnati da una Guida, oltre a capire come il particolarissimo ambiente si sia formato è possibile scoprire e conoscere alcune delle tante storie legate alla difficile vita di chi in passato, ricavava all’interno della selva un minimo di sostentamento e le storie riferite alle scorribande dei “briganti”. Il fenomeno del brigantaggio della Maremma, ha segnato in modo indelebile la storia della vita contadina e sociale di fine ‘800 in quel territorio e grazie alla narrazione orale, sono giunte fino a noi, le storie e le gesta di una serie di personaggi, capitanati dal leggendario Domenico Tiburzi detto “Domenichino”, una figura chiave, attraverso la quale è possibile capire e scoprire quel particolare periodo storico.