Offrire cibo agli animali selvatici? Meglio non farlo

Offrire cibo a un animale selvatico potrebbe sembrare un gesto innocuo, ma può trasformarsi in una vera e propria imprudenza, non solo per l’animale, ma anche per chi lo nutre.

Il contatto tra esseri umani e fauna selvatica, può capitare e la tentazione di “aiutare” un animale, magari durante una passeggiata in montagna, al parco o in altri ambienti naturali, viene spesso percepito come un atto d’amore e di sensibilità. Ma non è proprio così e sarebbe meglio evitarlo.

Quello che potrebbe sembrare un gesto di generosità e di aiuto, in realtà può avere conseguenze devastanti sia per gli animali che per le comunità umane. Molto spesso, capita di vedere persone che offrono cibo agli animali selvatici, nei giardini pubblici, lungo le coste e perfino nei parchi o aree naturali. Vedere caprioli che si avvicinano ai centri abitati in cerca di cibo, volpi che rovistano tra i rifiuti, cinghiali che invadono le strade, gabbiani che si avvicinano ai turisti per rubare cibo, non sono più scene eccezionali e purtroppo fanno ormai parte del nostro quotidiano. Spesso, all’origine di questi comportamenti, c’è proprio il non corretto comportamento umano.

Le nostre azioni, possono cambiare il comportamento degli animali

Gli animali selvatici imparano in fretta e se trovano una fonte di cibo facile, tendono ad approfittarne. Così facendo però, tendono ad allontanarsi dai loro comportamenti naturali e possono perdere rapidamente, sia la capacità, sia la motivazione di procurarsi il cibo nel proprio habitat. Questo li porta ad avvicinarsi sempre più agli esseri umani, smettendo di svolgere il loro fondamentale ruolo ecologico. Alcuni animali, una volta abituati ad essere nutriti, smettono di cercare il loro cibo naturale e diventano quasi del tutto incapaci di nutrirsi da soli. Con il passare del tempo, la dipendenza dagli esseri umani li rende meno schivi, più confidenti e di conseguenza potenzialmente pericolosi, per sé stessi, per le persone, per l’equilibrio dell’ecosistema e per la salute pubblica. In alcuni casi purtoppo, il comportamento innaturale degli animali abituati al contatto umano, trova l’unica soluzione nell’abbattimento, perché considerati un rischio per la sicurezza.

Molto spesso, nonostante sia vietata, la pratica di fornire cibo ai cinghiali, per evitare che si allontanino dalle zone delle battute di caccia, provoca in questi animali lo stimolo a riprodursi con più facilità, anche in quei periodi in cui la mancanza di cibo li limiterebbe in modo naturale e le conseguenze sono quelle di una sovrappopolazione che va spesso fuori controllo.

Non è solo un problema per gli animali

La dipendenza dall’essere umano può condurre tanto gli animali quanto le persone a conseguenze gravi, talvolta anche fatali. L’alimentazione diretta degli animali selvatici, infatti, può facilitare la trasmissione di malattie tra le specie, o tra animali e persone, ma anche aggressioni inaspettate da parte di animali di media e grossa taglia come ad esempio cervi, cinghiali o orsi, come purtroppo raccontano le cronache. Il cibo umano inoltre, per le sue caratteristiche è spesso inadatto alle esigenze fisiologiche della fauna selvatica e può provocare malattie intestinali gravi o addirittura la morte. Il pane per esempio, può risultare fatale per cervi, uccelli o scoiattoli.

I divieti ci sono, ma bisognerebbe farli rispettare

In Italia, alimentare gli animali selvatici è vietato e in molte aree protette esistono divieti specifici. Il problema però, oltre ad una insufficiente sensibilizzazione, risiede anche nel fatto che nella maggioranza dei casi, non vengono applicate le sanzioni previste a chi viola i regolamenti e le disposizioni. L’abitudine al tentativo di interagire, avvicinandosi agli animali selvatici (ma a volte anche con animali al pascolo), visti come attrazioni da fotografare o da accarezzare, crea un cortocircuito tra empatia e irresponsabilità.

Negli ultimi anni, in Italia, sia in montagna che in altri ambienti naturali, il fenomeno dell’overtuorism incontrollato, sta generando seri problemi legati a pratiche turistiche non regolamentate e molto pericolose per la salvaguardia degli animali, degli ambienti naturali e delle persone stesse.

I selfie con gli ungulati o con altre specie nei parchi naturali e in montagna, il lancio di cibo ai gabbiani durante una gita in barca, la cattiva abitudine di alcuni gestori di rifugi in montagna che tendono ad attirare le volpi o altri animali per intrattenere i turisti, rappresentano comportamenti errati che ci rendono responsabili e complici, di una pericolosa forma di domesticazione, volta a compromettere, non solo la sopravvivenza degli animali selvatici e la nostra sicurezza, ma soprattutto la possibilità di costruire una convivenza armoniosa e rispettosa con la fauna selvatica, già duramente minacciata. L’introduzione di regole, limitazioni, controlli e relative sanzioni non deve essere vista come una battaglia contro le emozioni e l’amore per gli animali ma come una sensibilizzazione e un’educazione a favore della consapevolezza e della salvaguardia ambientale. È possibile amare gli animali selvatici, senza toccarli e alimentarli, senza avvicinarli per futili motivi come un selfie, o credendo che possano avere bisogno delle nostre coccole come se fossero il nostro cane o il nostro gatto. Dobbiamo iniziare a rispettarli senza interferire, limitandoci ad osservarli nel loro ambiente naturale senza condizionarli. Il vero gesto d’amore è lasciare che restino selvatici.

Educare a questa consapevolezza, iniziando dai i bambini anche nelle scuole e continuando con i turisti e gli escursionisti intenti a frequentare gli ambienti naturali, rappresenta oggi una assoluta priorità, per il benessere degli animali, per la nostra sicurezza, e per la conservazione di un equilibrio eco sistemico sempre più fragile.

Da sempre, durante le escursioni e le attività proposte da Grandi Passi Trek, nei territori della Tuscia, della Maremma e sulle montagne, l’educazione al rispetto degli ambienti naturali, resta una delle priorità imprescindibili.

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